Continuando a curiosare qui e là ho trovato questo interessante documentario intitolato “THILAFUSHI GON'DUDHOH, waste final destination in Maldives”, presentato a CINEMAMBIENTE2013 in occasione del 16° Environmental Film Festival che si è tenuto a Torino dal 27 maggio al 5 giugno 2013. Il documentario di Roberto Carini e Giulio Pedretti dura 14 minuti e consiglio a tutti di guardarlo.
Roberto Carini ha lavorato come video editor, video operator, e postproduzione di film-documentari. È un membro di Shantimedia. Giulio Pedretti ha fondato l’associazione Azul e lo studio associato Shantimedia nel 2009 per la produzione di video e documentari.
Al documentario ha collaborato anche Paolo Galli, ricercatore confermato presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca e direttore del laboratorio di ricerca internazionale delle Maldive. Sì, perché proprio l’Università degli Studi di Milano-Bicocca ha avviato ad inizio gennaio 2013 presso l’atollo di Faafu, nell’arcipelago delle Maldive il programma “Benefici dall’uso delle rinnovabili”. Tale progetto, della durata di un anno per un costo complessivo di 201 mila€ (sostenuto da Caritas Italia per 150 mila€) si basa su tre principali pilastri: riduzione della dipendenza da combustibile fossile, diminuzione del degrado ambientale, e maggiore autosufficienza energetica soprattutto alle isole più remote.
Roberto Carini ha lavorato come video editor, video operator, e postproduzione di film-documentari. È un membro di Shantimedia. Giulio Pedretti ha fondato l’associazione Azul e lo studio associato Shantimedia nel 2009 per la produzione di video e documentari.
Al documentario ha collaborato anche Paolo Galli, ricercatore confermato presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca e direttore del laboratorio di ricerca internazionale delle Maldive. Sì, perché proprio l’Università degli Studi di Milano-Bicocca ha avviato ad inizio gennaio 2013 presso l’atollo di Faafu, nell’arcipelago delle Maldive il programma “Benefici dall’uso delle rinnovabili”. Tale progetto, della durata di un anno per un costo complessivo di 201 mila€ (sostenuto da Caritas Italia per 150 mila€) si basa su tre principali pilastri: riduzione della dipendenza da combustibile fossile, diminuzione del degrado ambientale, e maggiore autosufficienza energetica soprattutto alle isole più remote.
Per tutti i dettagli del progetto si consulti questo link.
Un paio di considerazioni:
Un paio di considerazioni:
- Paolo Galli nel video dice: “le soluzioni che si possono immaginare sono quelle
di gestire al meglio l’isola di Thilafushi quindi di fornirla di tutta la
tecnologia necessaria a far sì che si possa bruciare in modo adeguato, con dei
filtri, che ci siano delle strutture di contenimento dei rifiuti o forse, ancora
prima sarebbe meglio ridurre la quantità di rifiuti (ridurre gli imballaggi che
vengono utilizzati per conservare e trasportare il cibo, mettere l’acqua nelle
bottiglie di vetro e non usare la plastica). Quindi sono una serie di cose che
sommate insieme sono in grado di ridurre notevolmente il problema. E quindi trovare
una soluzione in tempi brevi è facile”. […] “Essere consapevoli del problema. Se
si è consapevoli, si vede il problema e
si trova la soluzione, se invece si usa la strategia della negazione e il
problema non esiste, il problema continuerà a non esistere e poi potrà soltanto
esplodere tra le mani della popolazione locale. Io credo quindi che popolazione
locale, tour operator e ricercatori di tutto il mondo possano riunirsi assieme
per risolvere il più velocemente possibile il problema”.
Speriamo allora che la cooperazione che si augura Galli arrivi in fretta perché già il danno è fatto e comunque su Thilafushi arrivano quotidianamente 330 tonnellate di rifiuti (di tutti i tipi).
- Per quanto riguarda progetti focalizzati più sul waste management, che sull’efficienza energetica e le risorse rinnovabili, sul sito della World Bank ho trovato la descrizione dell’ Ari Atoll Solid Waste Management Project, progetto avente l’obiettivo di formare capacità tecniche e risorse umane per gestire efficacemente i rifiuti solidi generati in determinate isole dell’atollo di Ari, così da ridurre i rischi per l’habitat marino e le emissioni di GHG (GreenHouse Gases).
- L'ultima considerazione che parla da sola:
la parola locale in maldiviano per spiaggia è GON’DUDHOH (come il titolo del documentario) che significa letteralmente “discarica”.
That’s it. (at this moment)
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